25 novembre

Chi come me ha vissuto un amore disturbante e distruttivo conosce già il dolore, quello profondo, lacerante e paralizzante.
Oggi mi sento abbastanza pronta per provare a dare un contributo costruttivo e comunicare la speranza che da quel dolore si può uscire, si può, a poco a poco, guarire la ferita.
Sicuramente il primo passo per la guarigione è capire, cosa ci sta succedendo e con chi si ha a che fare. E questo è possibile solo con la terapia. Capire con chi si ha a che fare è infinitamente triste, lo so, ma è comunque il primo passo.
A me ci è voluto un po’ di tempo, ma anche nei momenti più bui ho sempre confidato nella mia intelligenza e quindi nel fatto che non avrei mai potuto accontentarmi di una vita  tanto misera. E alla fine l’istinto di sopravvivenza è scattato, quando ho capito che la mia esistenza poteva solo peggiorare. In quel momento finalmente ho iniziato a prendermi cura di me stessa. Mi sono riappropriata della mia mente, del mio corpo e del mio tempo. Continua a leggere

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25 novembre 2015

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno.
L’Assemblea Generale dell’ONU ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotazione nel 1981.
Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.
Il 25 novembre 1960, infatti, le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare.
Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.
In Italia solo dal 2005 alcuni centri antiviolenza e Case delle donne hanno iniziato a celebrare questa giornata.
Ma negli ultimi anni anche istituzioni e vari enti come Amnesty International festeggiano questa giornata attraverso iniziative politiche e culturali.
Nel 2007 100.000 donne (40.000 secondo la questura) hanno manifestato a Roma “Contro la violenza sulle donne”, senza alcun patrocinio politico.
È stata la prima manifestazione su questo argomento che ha ricevuto una forte attenzione mediatica, anche per le contestazioni che si sono verificate a danno di alcuni ministri e di due deputate.
Dal 2006 la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna promuove annualmente il Festival La Violenza Illustrata, unico festival nel panorama internazionale interamente dedicato alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
Ormai centinaia di iniziative in tutta Italia vengono organizzate in occasione del 25 novembre per dire no alla violenza di genere in tutte le sue forme.

Perchè nessuno parla di voi?

Care ragazze di Chibok,

Probabilmente siete convinte che l’intera Nigeria vi abbia dimenticato. Siete preoccupate che nessun partito politico abbia messo la vostra brutta situazione al centro della sua campagna durante le elezioni contestate del 28 marzo.

Vi chiedete se la Nigeria si sia mossa. In una o due occasioni, i partiti di opposizione hanno, sì, lamentato il problema della scomparsa delle ragazze di Chibok, ma sempre solo per guadagnare qualche punto di consenso politico contro l’attuale governo Goodluck Jonathan, per ricordare agli elettori il suo disinteresse per le difficoltà del suo popolo.

Dopo quasi un anno che siete state rapite dal vostro dormitorio scolastico nel cuore della notte, il governo del Presidente Jonathan non è stato in grado di rintracciarvi e restituirvi ai vostri genitori. Né il suo principale avversario elettorale, il Generale Muhammadu Buhari, vi ha assicurato che sarete liberate, se sarà eletto. Ma ecco una buona notizia!

 Qualche giorno fa, il celebrato primo ministro nigeriano Ngozi Okonjo-Iweala, è stato nella vostra cittadina, Chibok, per offrire ai vostri concittadini finanziamenti statali per ricostruire la vostra scuola. Un anno dopo che le aule e i dormitori furono distrutti dai rapitori durante la fuga, la vostra alma mater sarà finalmente ricostruita! Inoltre, l’esercito nigeriano, grazie al sostegno rilevante delle forze multinazionali e mercenarie, ha liberato finalmente molte città a nord-est della Nigeria, occupate da mesi dai terroristi di Boko Haram. Le forze militari hanno anche attaccato la famigerata foresta Sambisa, in cui, secondo l’intelligence, siete state portate e trattenute per molte settimane, dopo il rapimento.

Non so come mai il governo nigeriano abbia aspettato così tanto prima di intervenire a favore della vostra cittadina e contro i terroristi, ma meglio tardi che mai, giusto? Dopo aver cacciato Boko Haram, gli abitanti di quei territori liberati non dovrebbero aver difficoltà a raggiungere i seggi e votare Jonathan, il loro salvatore, il 28 marzo. Tuttavia, non dovete avere l’impressione che i politici vi abbiano trascurato di proposito, decidendo che voi, in particolare, non siate importanti.

Numerose altre questioni urgenti sono state messe in secondo piano finchè non si concluderanno le elezioni e non ne annunceranno i risultati. I partiti politici hanno acquistato ore di passaggi televisivi e radiofonici e dozzine di pagine di giornali per la campagna elettorale.

Programmi di attualità e pagine di giornali di opinione si sprecano nell’adulare o giustificare il presidente Jonathan o il generale Buhari. Le ragazze di Chibok e noi altri non siamo la priorità di nessuno fino a diversa indicazione. A volte mi chiedo se siate ansiose di tornare a casa come credono gli attivisti del movimento #BringBackOurGirls e molti di noi.

Siete nigeriane, dopo tutto, e noi nigeriani ci adattiamo alle circostanze disgraziate con una certa facilità, accettando la nostra condizione senza aspettarci grandi cambiamenti. Non ci importa che i politici depredino le risorse nazionali. Se dai nostri rubinetti non scorre più acqua, scaviamo dei pozzi nel cortile. Se le nostre strade sono sempre più impraticabili, risparmiamo per comprarci il SUV.

I due principali partiti politici ci offrono di scegliere tra un presidente perdente e un ex-dittatore; ignoriamo le numerose mancanze dei candidati per aggrapparci, invece, ai loro scarsi risultati positivi. Non è che, non aspettandovi alcun cambiamento della vostra situazione, vi siate adattate velocemente alla vostra nuova vita? Siete a vostro agio come mogli di delinquenti e assassini? Avete perso la speranza di rivedere i vostri genitori? Ora comprendete il modo di vivere dei terroristi?

Alla fine vi sembra che la loro ideologia abbia senso? Pare che dozzine di ragazze occidentali avrebbero abbandonato spontaneamente le loro famiglie per unirsi a quei mostri dell’Isis in Siria. Siete solidali con l’ iniziativa di quelle ragazze? In quel caso, c’è però una bella differenza tra essere rapite nel cuore della notte e la decisione, stupida o meno che sia, di abbandonare la famiglia; lo capisco perfettamente.

Per favore, scusate questa mie speculazioni. Sono solo considerazioni che uno fa quando la situazione appare sempre più compromessa, magari per stemperare l’orrore al pensiero della tua giovane e promettente vita in ostaggio di una crudele prigionia. Forse la situazione non è così senza speranza come sembra.

Dopo tutto, questa è la Nigeria. Spesso penso che la nomea attribuitaci dall’America sia giustificata. La Nigeria è il vero “Paese di Dio”.

Ogni volta che la situazione appare così grave che gli osservatori immaginano il Paese come destinato all’implosione, ci solleviamo, ci scrolliamo la polvere di dosso e arranchiamo avanti. La Nigeria è sopravvissuta a una guerra civile, a una serie di sommosse religiose e a parecchi scontri tribali violenti. Siamo sopravvissuti a colpi di Stato e tumulti elettorali.

Arriverà il giorno in cui Boko Haram apparterrà alla storia, i ribelli saranno arrestati e puniti per i loro crimini. Non vedo l’ora di festeggiare con il resto del mondo la vostra liberazione dalla prigionia. Che venga presto quel giorno.

10 cose da sapere

Donne e minori subiscono violenze e soprusi ogni giorno. Come fare per difendersi? Fondamentale è conoscere i propri diritti e soprattutto come varli valere. Per questo Alessia Sorgato, avvocato cassazionista penalista milanese, con master in Criminologia ad indirizzo vittimologico, ha … Continua a leggere