Le piccole tessioire

Le condizioni dei lavoratori della nascente industria di fine ottocento, sia in Italia che in altre Nazioni, erano ancora difficili e caratterizzate da gravi rischi di carenza protezionistica, sanitaria e da attività fortemente usuranti.

In sintesi emergeva una realtà di disagio, se non di sofferenza, che attanagliava una umanità indifesa del ceto popolare che, nell’inevitabile passaggio dalla condizione di contadini ad operai, proiettava nella dinamica sociale un nuovo attore della storia: un prototipo originale di “proletariato” non ancora totalmente consapevole e organizzato del ruolo importante che rivestiva nel ciclo economico-produttivo.

Tuttavia questa infelice categoria contemplava figure ancora più penalizzate: le donne e  i minori, ampiamente utilizzati senza alcuna remora nel processo produttivo-industriale. Continua a leggere

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http://www.globalist.it/world/articolo/2014071/la-rivolta-delle-miss-invece-delle-loro-misure-danno-i-dati-dei-femminicidi.html

Alla fine l’autore dell’articolo si chiede: “E se lo facessimo anche qui da noi?”
Bella domanda! Ma non credo proprio che qui da noi possa trovare terreno fertile adatto per un simile seguito. In Italia questo concorso è usato solo per “diventare qualcuno”.

O sbaglio?

Il ritorno del movimento delle donne. Voci dall’Argentina e dagli Stati Uniti

Segnaliamo i manifesti per lo sciopero delle donne dell’8 marzo stilati rispettivamente dal collettivo argentino Tribuna Feminista e da un gruppo di femministe degli Stati Uniti, tra cui Linda Martín Alcoff, Cinzia Arruzza, Tithi Bhattacharya, Nancy Fraser, Keeanga-Yamahtta Taylor, Rasmea Yousef Odeh, Angela Davis e Barbara Ransby. Entrambi…