Il coraggio di una donna

“Per quanto mi riguarda, continuare a stare accanto alla persona che amo, è una scelta attiva e non un’insulsa accettazione passiva della violenza. È una lotta ogni giorno e io posso dirlo.”

Al di là del Buco

Lei scrive:

Cara Eretica,

Ho letto gli ultimi post pubblicati su esperienze di violenza. E ho pensato di raccontarti la mia esperienza per aggiungere qualcosa in più alla questione.

il mio compagno, la persona che amo e con cui convivo, è affetto dal disturbo di personalità Borderline, diagnosticato in psichiatria dopo un TSO richiesto dalla madre.

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Olympe de Gouges

Marie Gouze che da scrittrice prese il nome di Olympe de Gouges, era la figlia illegittima della lavandaia Anne-Olympe Mouisset dei  Midi – Pirenei, nel sud della Francia, coniugata con il macellaio Pierre Gouze Marie era ciò che alla sua epoca si definiva una bastarda.
era il frutto di una relazione della madre con il nobile proprietario terriero benestante e uomo di lettere Jean-Jacques Lefranc de Pompignan, noto antagonista di Voltaire. Ignorando le conseguenze di quella relazione amorosa il cattolico marchese non sostenne in alcun modo né la madre né la figlia e si attenne alle leggi e alle concezioni morali della sua epoca. Continua a leggere

Ada Prospero Gobetti Marchesini

Ada Prospero è sicuramente più nota con il nome del celebre primo marito, Piero Gobetti. Ma la sua personalità forte e ricca risulterebbe certo sminuita se la considerassimo solo come “moglie di”: come vedremo brevemente, fu una donna di grande valore, in molti campi.
Nacque a Torino il 23 luglio 1902 da Giacomo Prospero, cittadino svizzero, da anni in città, e da Olimpia Biacchi, di una famiglia di Bihac, in Bosnia, trapiantata a Torino a fine Ottocento. Il padre gestiva un negozio di primizie in via XX Settembre 60 ed era fornitore della casa reale. Frequentò il liceo classico Cavour nella vecchia sede di via Piave, poi si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia.
Nel 1918 fu contattata da Piero Gobetti, che viveva nello stesso palazzo dove i genitori gestivano una drogheria, perché questi aveva intenzione di fondare la sua prima rivista, “Energie Nove”, e cercava collaboratori e lettori interessati. Con quella prima lettera del 14 settembre iniziò un legame strettissimo, di sentimenti ma soprattutto di sentire comune. Insieme iniziarono a studiare il russo e tradussero Andrejev e Kuprin; discutevano di filosofia, di critica letteraria, dell’amato leopardi. Lei, amante della musica, si avvicinò sempre di più alla filosofia e alla politica; cercava spazi di autonomia con quel ragazzo dalla fortissima personalità, ne era assorbita, si riconosceva come complementare a lui. Si sposarono l’11 gennaio 1023; collaborò col marito alla rivista da lui fondata, “Rivoluzione Liberale”, dove si esprimevano le menti migliori dell’intellettualità Continua a leggere

Giulia Colbert marchesa di Barolo

Juliette Viturnia Francesca Colbert de Maulevrier nacque il 27 giugno 1785 da nobile famiglia della Vandea. Suo padre, il conte Edouard Colbert de Maulevrier, era pronipote del noto ministro di Luigi XIV, Jean Baptiste Colbert, mentre la madre era la contessa Anna Maria Quengo de Crenolle. Dopo lo scoppio della Rivoluzione, la famiglia si schierò a favore della Corona e della Chiesa e seguì le sorti dei ribelli della Vandea.
Per scampare ai sistematici massacri ordinati nella regione, la famiglia Colbert fu costretta ad allontanarsi dalla Francia, dove tutti i suoi beni erano stati confiscati. Juliette perse la madre quando aveva solo sette anni e venne educata in olanda e in Germania, luoghi dell’esilio, dimostrando subito un’intelligenza pronta, accompagnata da un carattere caparbio e da una natura molto sensibile e facile ai cambiamenti d’umore. Continua a leggere

25 novembre

Chi come me ha vissuto un amore disturbante e distruttivo conosce già il dolore, quello profondo, lacerante e paralizzante.
Oggi mi sento abbastanza pronta per provare a dare un contributo costruttivo e comunicare la speranza che da quel dolore si può uscire, si può, a poco a poco, guarire la ferita.
Sicuramente il primo passo per la guarigione è capire, cosa ci sta succedendo e con chi si ha a che fare. E questo è possibile solo con la terapia. Capire con chi si ha a che fare è infinitamente triste, lo so, ma è comunque il primo passo.
A me ci è voluto un po’ di tempo, ma anche nei momenti più bui ho sempre confidato nella mia intelligenza e quindi nel fatto che non avrei mai potuto accontentarmi di una vita  tanto misera. E alla fine l’istinto di sopravvivenza è scattato, quando ho capito che la mia esistenza poteva solo peggiorare. In quel momento finalmente ho iniziato a prendermi cura di me stessa. Mi sono riappropriata della mia mente, del mio corpo e del mio tempo. Continua a leggere

Simon Veil

Simone Veil proveniva da una famiglia ebrea che viveva a Nizza. Andrè Jacob, il padre, di professione architetto, era un veterano della prima guerra mondiale. La madre, di orientamento ateo, lasciò gli studi di chimica per dedicarsi completamente alla famiglia. Simone Veil aveva tre fratelli. La famiglia Jacob si considerava repubblicano-borghese: non si poteva essere più francesi. Continua a leggere

Le piccole tessioire

Le condizioni dei lavoratori della nascente industria di fine ottocento, sia in Italia che in altre Nazioni, erano ancora difficili e caratterizzate da gravi rischi di carenza protezionistica, sanitaria e da attività fortemente usuranti.

In sintesi emergeva una realtà di disagio, se non di sofferenza, che attanagliava una umanità indifesa del ceto popolare che, nell’inevitabile passaggio dalla condizione di contadini ad operai, proiettava nella dinamica sociale un nuovo attore della storia: un prototipo originale di “proletariato” non ancora totalmente consapevole e organizzato del ruolo importante che rivestiva nel ciclo economico-produttivo.

Tuttavia questa infelice categoria contemplava figure ancora più penalizzate: le donne e  i minori, ampiamente utilizzati senza alcuna remora nel processo produttivo-industriale. Continua a leggere

Interessante articolo

http://www.globalist.it/world/articolo/2014071/la-rivolta-delle-miss-invece-delle-loro-misure-danno-i-dati-dei-femminicidi.html

Alla fine l’autore dell’articolo si chiede: “E se lo facessimo anche qui da noi?”
Bella domanda! Ma non credo proprio che qui da noi possa trovare terreno fertile adatto per un simile seguito. In Italia questo concorso è usato solo per “diventare qualcuno”.

O sbaglio?

Adele Schopenhauer

Quando Adele Schopenhauer e Louis Stromeyer posero fine alla loro relazione, Adele affidò ai versi il proprio dolore e la sua profonda delusione: “Osserviamo entrambi il silenzio-entrambi!/Mai lo tradisca uno sguardo, un respiro!/ Muta me ne sono andata e muta voglio apparire/ se mai un giorno ti rivedrò// Non esiste parola per dire/ quel che l’anima sente per te!/ né accenti di gioia, né lamenti-/Non si giochi con entrambi!// In questi vasto mondo non abbiamo/nulla in comune, oltre il dolore-/un giorno davanti a noi un inizio più bello/ e un doppio cuore spezzato”. Continua a leggere

Marguerite Yourcenar

L’8 di giugno del 1903, nasce a Bruxelles da agiata famiglia Marguerite de Crayencour, che assumerà lo pseudonimo di Yourcenar, anagramma quasi perfetto del suo cognome reale, a diciassette anni, al momento dei suoi esordi letterari. La madre, vinta da una febbre puerperale, le sopravvive solo dieci anni; il padre, Michel de Crayencour, sarà la figura centrale della sua giovinezza. Quest’uomo, gran giocatore, così poco padre nel senso della balordaggine o della tirannia che il ruolo può comportare, cura l’educazione della figlia personalmente e attraverso istitutori, incoraggiandone intelligentemente i progressi: Marguerite non andrà mai a scuola. I due viaggiano molto: Parigi, Inghilterra; sud della Francia.
La prima affermazione per la giovane scrittrice risale al 1929, con la pubblicazione di Alexis o il trattato della lotta vana, incentrato su uno dei temi principali dell’intera sua produzione, quello dell’omosessualità. In quello stesso anno si spegne il padre. A quel tempo Marguerite ha già visitato città italiane quali Roma e Napoli, e a Tivoli davanti ai resti della villa Adriana ha concepito le future Memorie  dell’imperatore. Continua a leggere