Olympe de Gouges

Marie Gouze che da scrittrice prese il nome di Olympe de Gouges, era la figlia illegittima della lavandaia Anne-Olympe Mouisset dei  Midi – Pirenei, nel sud della Francia, coniugata con il macellaio Pierre Gouze Marie era ciò che alla sua epoca si definiva una bastarda.
era il frutto di una relazione della madre con il nobile proprietario terriero benestante e uomo di lettere Jean-Jacques Lefranc de Pompignan, noto antagonista di Voltaire. Ignorando le conseguenze di quella relazione amorosa il cattolico marchese non sostenne in alcun modo né la madre né la figlia e si attenne alle leggi e alle concezioni morali della sua epoca.
La figlia rielaborò in seguito questo destino in un romanzo epistolare, ma ne trasse anche le conseguenze politiche. Nel suo scritto più celebre, la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, del 1791, si batté per il diritto della donna di dare un nome al padre dei suoi figli illegittimi e per la possibilità di citarlo in giudizio.
A diciassette anni Marie fu data in sposa contro la sua volontà all’oste Louis-Ives Aubry, originario di Parigi, che utilizzò la dote così ottenuta per aprire una trattoria. Aubry , però, morì presto e la giovane vedova si trasferì insieme al figlio Pierre a Parigi, dove viveva già la sorella. Non accettò mai un secondo matrimonio.
Tra il suo arrivo nella capitale e le prime pubblicazioni trascorsero ben quindici anni di incubazione che prepararono la sua breve ma incomparabile carriera come figura pubblica in Francia poco prima e durante la Rivoluzione. Come passò dalla condizione di giovane vedova provinciale a quella di Femme de Lettres, dal nome altisonante? “Chi non ha conosciuto l’Ancien Regime non saprà mai come era dolce la vita” affermerà alcuni anni dopo il diplomatico Talleyrand sull’epoca della rivoluzione. La bellezza, unita all’intelligenza, caratterizzò Marie Gouze: visse d’amore senza diventarne dipendente frequentò il teatro e trovò accessi ai salotti, dove entrò in contatto con le idee dell’Illuminismo. Presto non nutrì solo sentimenti poetici, ma anche pensieri politici.
La sua prima opera teatrale, che nel 1784 presentò alla Comedie-Francaise, ma che in un primo tempo non fu rappresentata, trattava di due schiavi in fuga: Zamore uccide un bianco quando questi vuole rapire la sua amata Mirza. Alla fine dell’opera i due schiavi possono diventare una coppia, in quanto persone  ormai libere.
Alla fine del 1789 il lavoro fu finalmente portato in scena alla comedie, l’allora “teatro della Nazione”. Oppositori e fautori della schiavitù si diedero accanita battaglia in platea e in galleria: la rappresentazione dovette essere interrotta più volte e provocò scandalo. Con la sua simpatia per uno schiavo assassino, l’autrice aveva perso il diritto di essere trattata con riguardo dallo spettatore, sentenziò la stampa parigina. In lei non si riconosceva più il gentil sesso.
Nel settembre del 1791 l’assemblea nazionale varò la prima costituzione repubblicana della Francia. La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 fu presentata come catalogo dei diritti fondamentali, ma in contrasto con la rivendicazione di uguaglianza ivi formulata veniva mantenuto il diritto al voto degli uomini scaglionato secondo il ceto.
Poco dopo Olympe de Gouges pubblicò il suo scritto I diritti della donna. A una lettera indirizzata alla regina Maria Antonietta furono allegate  La dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina  e la bozza di un contratto sociale tra uomo e donna. Un postscriptum esortava le donne a unirsi sotto ilo vessillo della filosofia e a far valere i loro diritti.
La sua Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina  segnava testualmente fino al diciassettesimo articolo la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino  del 1789 e proponeva solo leggere, ma essenziali riformulazioni e completamenti. Dove nel testo originario si parlava di diritti dell’uomo, lei parlava di uomo e donna, cosa che nel caso concreto – per esempio nel mantenimento dei figli nati fuori del matrimonio – faceva qualcosa di più di una piccola differenza.
Non si trattò mai di opere buone o diritti straordinari per le donne. Recitava l’articolo 10: “Nessuno può essere perseguito per la sua opinione, anche se di tipo fondamentale” e lei lo completò: “La donna ha il diritto di salire sul patibolo. Deve quindi avere lo stesso diritto di salire sulla tribuna”. Olympe de Gorges discuteva costantemente sul terreno della parità dei diritti tra uomo e donna; esortava il lettore  e il legislatore a trarre le conseguenze dall’esistenza in natura di due sessi distinti, e che i diritti umani sono inalienabili per le donne quanto per gli uomini.
Allegare alla Dichiarazione la bozza di un contratto sociale tra uomo e donna fu uno strategico colpo di genio. Si trattava di un normale contratto matrimoniale civilistico, con la qualità di un elemento della Costituzione. Il contratto sociale esponeva nel dettaglio ciò che realmente si definiva par condicio  tra uomo e donna. Con perspicacia Olympe de Gouges aveva compreso che la separazione in atto tra diritto  e privato si basava sul sistema dei sessi, che escludeva le donne dalla sfera pubblica e le bandiva nella sfera privata per sottometterle alla violenza e al diritto decisionale dell’uomo.
Per Olympe de Gouges era chiaro che una nuova società, giusta e liberale, doveva fondarsi solo sul terreno del diritto e non su quello della violenza e dello spargimento di sangue. Rinnegò la condanna a morte di Luigi XVI in quanto violazione del diritto, si offrì persino di difenderlo, quantomeno sulla base della riflessione che “quella testa colpevole, una volta staccata dal tronco”, non aveva alcuna utilità. Agli occhi dei suoi oppositori si smascherò così come una monarchica, e poiché fece anche propaganda contro il terrore dei giacobini e attaccò personalmente Robespierre, i suoi giorni furono presto contati. A far traboccare il vaso fu un manifesto dal titolo Le tre urne o il saluto della patria da parte di un viaggiatore aereo,  in cui esortava il sovrano, il popolo, a decidere in prima persona alle urne sulla forma di regime. Per questo, nell’estate del 1973, fu denunciata e arrestata.
Poco dopo l’esecuzione capitale di Olympe de Gouges sulla ghigliottina si faceva riferimento al suo destino con i toni di un fatto truculento per intimidire indocili repubblicane: “Ricordatevi di quella svergognata virago di Olympe de Gouges, che fondò la società delle donne, trascurò la sua casa, volle parlare di politica e commise un crimine. Simili creature immorali sono state annientate sotto la scure che vendica la legge. Volete imitarle?” così minacciava Pierre Gaspard Chaumette, membro del tribunale della rivoluzione. Se necessario, si doveva costringere le donne a badare a se stesse.
Solo pochi mesi dopo la ghigliottina si abbatté anche sulla sua testa.
Ironia della storia: esattamente un giorno prima della morte sulla ghigliottina di Olympe de Gouges il 3 novembre 1793, il governo rivoluzionario emanò un decreto che dichiarava legittimi eredi solo i figli riconosciuti dai padri e vietava indagini sull’identità del padre di un bambino, una norma che era stata sconosciuta nella Francia prerivoluzionaria, ma che poco più tardi fu adottata nel codice civile approvato sotto Napoleone e rimase in vigore fino al 1938. Fu un patriarcale schiaffo alle donne e alla più brillante portavoce dell’equiparazione dei loro diritti.

da le donne che pensano sono pericolose di Stefan Bollmann

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