Adele Schopenhauer

Quando Adele Schopenhauer e Louis Stromeyer posero fine alla loro relazione, Adele affidò ai versi il proprio dolore e la sua profonda delusione: “Osserviamo entrambi il silenzio-entrambi!/Mai lo tradisca uno sguardo, un respiro!/ Muta me ne sono andata e muta voglio apparire/ se mai un giorno ti rivedrò// Non esiste parola per dire/ quel che l’anima sente per te!/ né accenti di gioia, né lamenti-/Non si giochi con entrambi!// In questi vasto mondo non abbiamo/nulla in comune, oltre il dolore-/un giorno davanti a noi un inizio più bello/ e un doppio cuore spezzato”.
Non era bella Adele Schopenhauer, la sorella del celebre filosofo, eppure conquistava gli animi con la sensibilità e il fascino dell’intelligenza. Nata ad Amburgo nel 1797, dopo la morte del padre, il ricchissimo commerciante Heinrich Floris, si trasferì a Weimar nel 1806 con la madre Johanna. La cospicua eredità permetteva ora, alla vedova quarantenne, di realizzare il suo sogno: vivere a contatto con il mondo intellettuale e dedicarsi alle lettere. La sua casa divenne presto il punto d’incontro di artisti e studiosi.
Secondo Goethe, Johanna era diventata weimariana grazie ad un “battesimo del fuoco”. Infatti, subito dopo il suo arrivo e poco prima della battaglia di Jena, il 14 ottobre 1806 assisté all’occupazione e al saccheggio della città da parte delle truppe francesi. Il ricordo di quei giorni concitati e cruenti si fisserà indelebile anche nella memoria della piccola Adele. E Anna il romanzo che pubblicherà nel 1845, inizia proprio rievocando gli avvenimenti di quell’anno: “Fuori infuriava la guerra con il suo spaventoso seguito d’incendi e scorrerie”.
Quando ritornò la normalità, ogni domenica e giovedì sera Johanna apriva il suo salotto agli intellettuali. Lo frequentarono Goethe, Wieland, Kark Ludwig fernow, Friedrich de la Motte-Fouquèè, Wilhelm Grimm, i fratelli Schlegel, Ludwig Tieck e molti altri. Così, mentre Johanna viveva pienamente la sua nuova libertà, la figlia era spesso lasciata sola. E questa, oltre che in casa Goethe, cercava rifugio nell’amicizia. Perciò il Circolo delle Muse, fondato da un gruppo di amiche, divenne la sua nuova famiglia. Lì, oltre a ritagliare le nere silhouette che tanto piacevano a Goethe, strinse amicizia soprattutto con Ottilie von Pogwisch, destinata a diventare la sua amica del cuore. Qualcosa le univa: entrambe erano orfane di padre ed entrambe erano cresciute senza un’autorità paterna a cui rivolgersi nei momenti difficili. Ma a differenza di Adele, Ottilie era bella e di famiglia nobile, anche se non doviziosa. Invece Adele – che si sentì sempre felice accanto alla spumeggiante e un po’ sconclusionata Ottilie – era una ricca borghese, dotata di molteplice talento. Vissero un’amicizia che durò tutta la vita, pur tra alti e bassi. Con molta franchezza Adele sconsigliò l’amica di sposare il figlio di Goethe, August, anche lui rimasto affascinato dell’effervescenza di Ottilie. Adele aveva visto giusto: quel matrimonio non nasceva sotto una stella propizia e si rivelò infelice. Ottilie – diventata von Goethe confessò più tardi: “Egli sarebbe stato felice con qualsiasi altra donna”.

Adele visse momenti di tensione, quando il primogenito Arthur, che per vari motivi era rimasto lontano da Weimar, si ricongiunse alla famiglia. Qui trovò insediato un bellimbusto, Muller von Gerstenbergk.  Costui era un inquilino, o piuttosto, come si mormorava negli ambienti perbene di Weimar, l’amante segreto di Johanna? Arthur volle ergersi a difensore del buon nome della famiglia e pretese che la madre lo allontanasse. Ma questa, anziché Gerstenbergk, cacciò il figlio. Inoltre, per chiudere definitivamente con lui, gli consegnò la parte di eredità che gli spettava. La qual cosa, dal punto di vista economico, fu provvidenziale per Arthur. Infatti, nel 1819 Muhl, presso il quale Johanna e Adele avevano depositato quasi tutto il loro capitale, si trovò sull’orlo del fallimento. Dopo lunghe trattative persero il 70 percento del capitale in cambio di una pensione annua di 300 talleri a testa. Arthur, che aveva sottoscritto una somma modesta presso Muhl, seppe trattare brillantemente la sua causa e salvò tutto il capitale. Johanna e Adele si videro costrette a restrizioni e a cambiare lo stile di vita. Addio salotti letterari e addio Weimar, città troppo cara e trasloco altrove.

Anche le pubblicazioni, in particolare i romanzi di Johanna, contribuivano ora ad arrotondare le entrate. Probabilmente la mancanza di dote non fu senza conseguenze per Adele. I rapporti con gli uomini non sfociarono nel matrimonio o in un’unione. Nel 1825 Adele annota nel suo diario: “Quando a 17 anni persi Teine, da cui mi credevo amata […] mi balenò nell’anima la convinzione che mai sarei stata felice per amore”. Dopo la morte della madre, avvenuta nel 1838, si dedicò con più intensità alla scrittura – oltre al romanzo Anna  scrisse poesie, favole, racconti, un’interessante guida di Firenze e, per il musicista Walther von Goethe, figlio di Ottilie, il libretto dell’opera Konig Enzio oder der Gefangene von Bologna (Re Enzio o il prigioniero di Bologna).
inoltre conobbe Sibylle Mertens-Schaaffhausen facoltosa moglie di un banchiere che la aiutò nel bisogno e le fece conoscere l’Italia: Genova, Firenze, Roma, Napoli.
Negli ultimi anni il sentire di Adele divenne affine a quello del fratello. Le lettere rivelano un sarcasmo esistenziale, non diverso da quello di Arthur, soffre di un tumore, e in una lettera del 1843 al fratello confessa: “Una donna senza vincoli familiari che invecchia malaticcia non è mai e in nessun luogo felice”. Morirà nel 1849 e sarà sepolta nell’antico cimitero di Bonn, non lontano dalla tomba della madre di Beethoven. A ricordo dei bei mesi trascorsi in Italia, Sibylle detterà, in lingua italiana, le parole da scolpire sulla lapide:
“Qui riposa guise Adelaide Lavinia Schopenhauer, vissuta 52 anni, egregia di cuor, d’ingegno, di talento. Affettuosa e costante agli amici, sostenne con nobilissima dignità d’anima mutamenti di fortuna e lunga dolorosa malattia con pazienza serena. Ebbe fine de’ mali 25 ag. 1849.

Le fece il monumento la sconsolata amica sibilla Mertens-Schaaffhausen”.

Dal Mensile Poesia: all’ombra di Goethe: Adele Schopenhauer

 

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2 Comments on “Adele Schopenhauer

  1. Molto interessante questo articolo sulla sorella di Schopenhauer

    Da quando ho scoperto che amava molto i cani ho cercato di leggere tutto su di lui, ma questa parte della sua vita mi era sfuggita.
    Baciobacio.
    Cristiana

    • Mi piace conoscere queste storie di donne. Devo dire che il fratello filosofo però non si comportò molto bene nei confronti della sorella. Anche se cacciato di casa dalla madre…
      Baciobacio bella amica.

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