Marianne North

Marianne North di Giuseppina Rinaldi

La seconda parte del 1800 segna un grande periodo di esplorazione di terre e continenti sconosciuti. Oltre a produrre uomini famosi come Livingstone, Rhodes, Burton e tanti altri, l’epoca vittoriana vide il fiorire delle Victorian Women Travellers, donne per la maggioranza britanniche e americane, che da sole e spesso con pochi mezzi, si avventurarono per il mondo percorrendo migliaia di chilometri, a piedi, in bicicletta, in palanchino, in treno, con la nave o a cavallo di vari quadrupedi come muli, asini, cavalli, cammelli, dromedari. La loro curiosità, sete d’avventura e di conoscenza le spinse nelle giungle, nei deserti, sulle vette di montagne eccelse o verso isole ignote.

Tra le più famose, come Mary Kingsley, Isabella Bishop, Geltrude Benham, Fanny Workman, emerge Marianne North che girò il mondo intero per dipingere i fiori e le piante più sconosciuti. I suoi 848 dipinti sono esposti nella Galleria Marianne North, a Londra.
Marianne North nacque il 24 ottobre 1830 a Hastings, nell’Inghilterra meridionale. Suo padre era un proprietario terriero, deputato e di nobili natali. Pur avendo due sorelle e un fratello, Marianne era molto attaccata al padre che seguiva puntualmente nei suoi viaggi europei. La giovane North amava la musica ed il canto, ma aveva una particolare passione per la pittura ad olio di animali, insetti, piante, fiori, alberi.
Purtroppo la sua esistenza piacevole e spensierata, tra viaggi con il padre e visite di illustri amici, come Charles Darwin, terminò bruscamente con la prematura morte del padre nell’ottobre 1865. L’unica persona che aveva avuto un’importanza vitale nella sua vita non c’era più. Così Marianna lasciò per sempre la casa di Hastings troppo piena di ricordi e si trasferì a Londra. Lì passò un lungo periodo di isolamento e di riflessione sulla sua vita ormai arida senza la rassicurante figura paterna, poi nel 1871 s’imbarcò a Liverpool per la Giamaica, passando per gli Stati Uniti ed il Canada. Visitò Boston, le cascate del Niagara e fu anche ricevuta a Washington dal presidente Grant e consorte.
A Natale era già in Giamaica ed a maggio si recò ad Haiti sempre armata di cavalletto e colori, dipingendo senza sosta fiori, piante, uccelli, farfalle. Il 9 agosto ripartì verso il Brasile, sbarcando a Pernambuco, poi si recò a Rio. Lì visitò l’Orto Botanico di Botofago, recandovisi ogni giorno per dipingere alcune delle sue meraviglie, come il grande viale delle palme reali.
Esplorò i dintorni di Rio e vari altri luoghi del Brasile, per fermarsi poi alla Casa Grande del Morro Velho, ospite di amici. La Casa Grande aveva un giardino incantevole con piante di Magnolia Grandiflora, baulini, eliotropo, poinsettia e tante altre. In questo giardino Marianne passò settimane intere, osservando la natura e dipingendo tutte quelle meraviglie. Di ritorno da Rio, fece conoscenza dell’Imperatore e visito un vecchio compagno di Humboldt, che viveva in una casetta circondata da un giardino con rare piante tropicali.
Nel settembre 1874 la ritroviamo a Londra. Ma la città nebbiosa ed umida non faceva per lei. Nell’estate del 1875 riattraversò l’Oceano Atlantico e si recò a Chicago, Salt Lake, San Francisco. Poi di là proseguì per il Giappone (gennaio 1876) e Singapore, dove visitò l’Orto Botanico che sfoggiava meravigliose orchidee rampicanti, la grande Victoria regia in fiore, nonché nepente, loti bianchi e rosa. Dopo Singapore Marianne salpò per Sarawak, residenza del Rajah bianco, Sir Charles Brooke, dove fu ospite dei Brookes. Poi visitò Giava e Ceylon dove si trattenne per vedere l’orto Botanico e dipingere alberi della gomma, baobabs, piante del cacao, bambolo nonché fece un giro turistico dell’isola, visitando amici e conoscenti.
Nel gennaio 1877 prese un piroscafo francese diretto a Napoli, da dove raggiunse Londra. Fino al settembre 1877 fu molto occupata a catalogare i suoi 500 studi di piante e a preparare i suoi quadri per una futura galleria personale, ma alla fine il richiamo dell’esotico la spinse nuovamente verso Ceylon e l’India. Armata del suo cavalletto e colori, girò per l’India in lungo e in largo, usando vari mezzi di trasporto, come una carrozzella aperta tirata da due pony, un carro con due torelli dalle corna dipinte in vari colori, un piroscafo diretto a Bombay brulicante di formiche rosse.
Ritornò a Londra passando per Napoli, Roma, Alassio. A Londra incominciò a pensare ad una sua galleria personale a Kew Gardens. Ne parlò anche col direttore che conosceva bene e scelse pure il sito, lontano dai cancelli d’entrata. Ma questo progetto fu rimandato a tempi migliori dopo una visita di Charles Darwin che le suggerì di recarsi in Australia per ampliare la sua raccolta di quadri di piante esotiche. Così il 18 aprile 1880 partì da Marsiglia per gli antipodi in compagnia di Sir Charles Brooke e consorte.
Marianne fu affascinata dall’Australia. Si recò a Sidney, Perth e si spinse fino in Tasmania, ma ne fuggì a causa del freddo, della pioggia e della campagna inglese. Si recò quindi in Nuova Zelanda che trovò ancora più fredda della Tasmania. A Dunedin visitò un suo cugino che si era stabilito da tempo in Nuova Zelanda, poi, piena di acciacchi vari e reumatismi provocati dal freddo, lasciò quella terra per lei inospitale e si recò a Honolulu ed a San Francisco. Da lì, colle forze che le rimanevano, si diresse verso le Montagne Rocciose ad ammirare le foreste delle grandi sequoie e finalmente decise di raggiungere New York prendendo il trenino di Santa Fè e passando poi per il Kansas, Kansas City, St. Louis, Cincinnati.
Di ritorno a Londra, si recò subito a Kew Gardens per vedere a che punto stava la costruzione delle asua galleria. Finalmente il 9 luglio 1882 la galleria fu aperta al pubblico. Ma lo spirito inquieto che possedeva Marianne North non le dava pace. Nell’agosto 1882 ripartì, questa volta per il Sud Africa, dove dipinse febbrilmente fiori, animali, piante, uccelli. Poi nel settembre 1883 si recò alle Seychelles, dipingendo sotto la pioggia e sotto il sole cocente, non curandosi di mangiare regolarmente e di riposarsi. Il suo fisico robusto incominciava a dare segni di cedimento.
Tornata a Londra stremata, decise di ripartire per il Cile per dipingere l’Araucaria Imbricata. Ma durante il viaggio, particolarmente l’attraversamento del mare in tempesta attorno a Capo Horn, il freddo e la stanchezza incominciarono a farsi sentire, provocandole esaurimento nervoso e sordità. Nonostante ciò, arrivata a Valparaiso ingaggiò una guida ed a cavallo e poi a piedi s’inerpicò su per le montagne finchè non trovò le Auracarie. La sua missione era finita.
Tornata in Inghilterra, decise di ritirarsi nel Gloucestershire dove comprò una casetta vecchia di 250 anni con un bel giardino che trasformò in un paradiso, piantandovi ben 1500 specie di piante, alcune delle quali molto rare. Così passò gli ultimi anni della sua vita fino all’estate 1890, quando mosì dopo breve malattia. Forse non molti ricordano questa donna d’indomito coraggio, caparbia, a volte intollerante, a volte dolce e gentile, che amava svisceratamente la natura. Ma a parte la galleria di Kew con la sua collezione di quadri, cinque piante portano il suo nome: Northea Seychellana, Nepenthes Northiana, Crinum Northianum, Areca Northiana, Kniphofia Northiana. Chi non vorrebbe essere ricordato così?
Rivista bimestrale Ottocento n. 4 ottobre-dicembre 2002

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