Teresa Mattei

Sempre con l’aiuto della mia amica Cristiana che mi indica i link, io mi metto alla ricerca di donne che hanno fatto la storia, la nostra storia. Oggi ho trovato interessante la vita di Teresa Mattei (“inventrice della mimosa”) dipartita quattro anni fa proprio in questi giorni di marzo:
Anagrafe Teresita Mattei, nata a Quarto (Genova) il 1° febbraio 1921, terza di sette figli, il padre, Ugo Mattei, era un avvocato liberale, la madre, Clara Friedman, figlia di un glottologo che conosceva 425 lingue. Partigiana, membro della Costituente e del Partito Comunista (fino al 1955), lottò per la difesa delle donne e dei bambini. Morta a 92 anni.
Vergogne Teresa, che a 17 anni venne espulsa dal liceo classico Michelangelo di Firenze e radiata da tutti gli istituti del Regno perché, dopo aver ascoltato in classe l’intervento del professor Santarelli, inviato nelle scuole a far propaganda razzista, si alzò in piedi e disse: «Io esco perché non posso assistere a queste vergogne». Sostenne poi la maturità quell’anno (era in seconda liceo) come privatista, su consiglio del professor Piero Calamandrei che aveva proposto questa soluzione (Patrizia Pacini, La Costituente: storia di Teresa Mattei, Altreconomia, Milano 2011).
Fratello Il fratello Gianfranco, partigiano come lei, fu sorpreso nel 1944 dai nazisti e portato nel carcere di via Tasso a Roma dove, dopo spaventose torture, nel timore di tradire i compagni, si impiccò con la cintura dei pantaloni nella notte tra il 6 e il 7 febbraio 1944.
Sorella Teresa, partigiana pure lei, che in questa circostanza avrebbe voluto star accanto ai genitori, fu intercettata dalle SS durante il viaggio verso Firenze. Picchiata, torturata e violentata, riuscì a fuggire solo grazie a un gerarca fascista che nella notte la liberò. «Una così brava ragazza non può essere una partigiana». Le SS avevano deciso di fucilarla la mattina seguente.
Laurea Si laureò in filosofia a Firenze il 3 giugno del 1944: in fuga dai tedeschi dopo aver fatto saltare in aria un convoglio carico di esplosivo nascosto in un tunnel, si rifugiò all’Università, dove il professor Eugenio Garin, amico di famiglia e suo relatore per la tesi, era riunito con altri colleghi. Per salvarla, Garin e gli altri formarono una commissione di Laurea estemporanea e quando arrivarono i tedeschi Teresa aveva un’alibi. La discussione della tesi fu poi considerata valida.
Paura «Aver paura non significava non aver il coraggio di superarla» (Teresa Mattei).
Mimosa Teresa Mattei, che nel 1946 propose insieme a Teresa Noce e Rita Montagnana la mimosa come fiore simbolo della festa delle donne. Le donne socialiste avrebbero voluto adottare violette o orchidee. «La mimosa era il fiore che i partigiani regalavano alle staffette. Mi ricordava la lotta sulle montagne e poteva essere raccolto a mazzi e gratuitamente».
Montecitorio Quella volta che, eletta deputato a Montecitorio, fece un discorso sulla parità di accesso in magistratura per uomini e donne. Si alzò un deputato liberale: «Signorina, ma lei lo sa che in certi giorni del mese le donne non ragionano?». E lei: «Ci sono uomini che non ragionano tutti i giorni del mese».
Prete Giovane deputata, la Mattei un giorno percorreva il Translantico per andare a prendere un caffè alla buvette quando un tal Monsignor Barbieri la prese sottobraccio, esclamando gioviale: «Che bella ragazza! Così giovane. Come ci fa piacere avere finalmente le gonnelle fra noi. Venga che le offro io il caffè». E la Mattei: «Le uniche gonnelle ammesse qui dentro sono le mie, non le sue».

http://www.iodonna.it/personaggi/interviste/2013/vite-straordinarie-teresa-mattei-401369376917.shtml?refresh_ce-cp

 

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