Le sorelle Bronte

Le sorelle Bronte di Sara Gaboardi

Charlotte, Emily ed Anne Bronte furono personaggi emblematici ed affascinanti. Nati a Thornthon, nello Yorkshire, da Mary Branwell e dal pastore anglicano Patrick Bronte rispettivamente nel 1816, nel 1818, e nel 1820, non se ne allontanarono che per brevi periodi: una prima volta in seguito alla prematura morte della madre, sfinita dalle continue gravidanze e dalla brutale inclemenza del clima del nord e quindi in occasione del soggiorno di Charlotte ed Emily a Bruxelles presso il collegio Heger, dove insegnarono inglese, e della permanenza a York di Anne quale istitutrice della famiglia Robinson.

Gli scarsi mezzi del padre lo costrinsero ad affidare le cinque femmine al pensionato di Cowan Bridge, scuole per figlie di ecclesiastici poveri, ed egli si riservò di provvedere personalmente all’educazione di Patrick  Branwell, l’unico figlio maschio.
Quel luogo (il cui regime severo oltre ogni limite si univa all’indomabile freddo ed al cibo scarso e che condusse in breve alle due sorelle maggiori, May ed Elizabeth) anni dopo sarebbe stato immortalato con tutti i suoi orrori da Charlotte in Jane Eyre.
Il viaggio in Belgio portò invece Charlotte a contatto con Costantin Heger, che avrebbe ritratto  nel suo primo romanzo, The professor e, una decina d’anni dopo, in Paul Emanuel, personaggio della sua ultima opera, Villette.
Per quanto non avessero avuto che limitati contatti con gli intellettuali del tempo, l’opera delle tre sorelle testimonia l’importanza da esse raggiunta in campo letterario. Il pressoché totale isolamento in cui vissero è elemento fondamentale per l’analisi delle loro produzioni, frutto di fervida immaginazione, attraverso la letteratura, dall’angusta realtà provinciale.
La loro infanzia trascorse tra le brughiere di Haworth, ed esse intrecciarono con quel luogo un legame speciale ed indissolubile nonostante l’ambiente austero, oppresso dalla ferrea e rigida educazione loro impartita e che le indusse ad allontanarsene attraverso i racconti fantastici che findallapiù tenera età si divertono a scrivere.
All’infanzia risalgono le ore trascorse ad ascoltare i suggestivi racconti della brughiera narrati da Tabitha, la domestica che senza troppa fatica riuscì a stuzzicare la lro già fervida immaginazione, ed a questo periodo risalgono anche i primi componimenti, nei quali cominciano ad emergere le singole personalità e le doti narrative che apriranno la strada alla genesi del grande romanzo.
Con una scatola di birilli avuta in regalo dal padre, a partire dal 1828 i piccoli Bronte inventarono una saga che trascrissero in minuscoli libri da loro stessi realizzati: è “il ciclo di Angria” frutto soprattutto dell’immaginazione di charlotte e Branwell. Dal canto loro, Emily ed Anne crearono “il mondo di Gondal”, una sorta di saga parallela che, a differenza di Charlotte, avrebbero continuato fino alla morte e le cui poesie costituiscono fra le migliori prove dell’intera loro opera.
Caratteristica condivisa dalle sorelle Bronte fu la capacità di creare figure femminli in lotta, donne che comabbatono la loro vita in una società – quella vittoriana – fortemente discriminante, in uno spazio culturale i cui limiti furono immediatamente compresi da Heger che nelle Bronte ravvisò netto il contrasto “fra un talento molto spiccato e profonde difficoltà tecniche”. Vissute all’epoca del compromesso vittoriano, un tempo nel quale se il positivismo scosse violentemente le tradizioni nulla potè contro i pregiudizi nei confronti delle donne, le tre sorelle subirono il destino comune a tutte le fanciulle povere: la scelta obbligata fra matrimonio e lavoro di istitutrice.
Dolorosamente consapevoli della mancanza di alternativem questo destino fu mal sopportato da Charlotte, ma soprattutto da Emily. Solo Anne riuscì ad adeguarvisi e rimase a lungo presso la famiglia Robinson, avendo anche occasione di soggiornare a Scarborough, una cittadina di mare che avrebbe poi amato per sempre.
Rientrata in famiglia, Anne stese il suo primo romanzo: Agnes Grey, nel quale la nostalgia per  scarborough emerge apertamente, un luogo che sarà il solo che ella vorrà rivedere prima di morire e quello in cui vorrà rimanere per  sempre. Diametralmente opposto per temperamento rispetto alle sorelle fu Patrick, le cui buone doti pittoriche caddero nel nulla per l’assoluta accidia che lo vinse e che lo condusse a ridursi vittima dell’alcool e dell’oppio, legato al mondo solo dal ciclo di Angria per il quale continuò, disperatamente, a raccontare battaglie e sconfitte senza mai riuscire ad affrontare la vita reale. Non così Charlotte che, dotata di uno spiccato senso pratico, del tutto assente nelle sorelle, ebbe sempre nei loro confronti un atteggiamento protettivo. Tra il 1845 ed il 1848  le giovani donne, ormai nuovamente riunite ad Haworth, iniziarono ciascuna la stesura di un romanzo. Già si è detto di Agnes Grey, quello di Charlotte, The professor, ispirato alla sfortunata vicenda belga, sarà rifiutato sette volte dagli editori e verrà pubblicato solo nel 1857, dopo la morte dell’autrice. Nel 1846 la casuale scoperta di alcune poesie delle sorelle indusse charlotte a pubblicare il volume poesie, 21 delle quali – di Emily – saranno considerate dalla critica posteriore frutto di puro genio poetico. Charlotte curò a proprie spese la pubblicazione dell’opera sotto il triplice pseudonimo di Curter (Charlotte), Ellis (Emily) e Acton (Anne) Bell, nomi maschili la cui scelta fu motivata dal pregiudizio con cui al tempo erano guardate le opere di scrittrici donne.
Delle tre geniali sorelle Bronte, Charlotte era infatti la più intraprendente ed anche se la raccolta non ebbe successo, non arrestò l’attività letteraria delle sorelle, nel 1847 la pubblicazione di Jane Eyre – primo romanzo di Charlotte – ebbe un enorme successo, sancito dalla recensione del critico del “Fraser’s magazine”, G.H Lewes.  Questi, una volta scoperto trattarsi di un’autrice, ne esaltò le doti e nello stesso anno si occupò di far pubblicare anche i romanzi di Emily ed Anne: Cime tempestose e Agnes Grey, che tuttavia non riscossero lo stesso favore del primo, essendo giudicato perverso e cupo Cime tempestose e passando invece ignorato il romanzo di Anne.
Sia l’opera di Charlotte che quella di Emily sono interamente frutto di immaginazione e, in ossequio al gusto del tempo, si caratterizzano per le forti tinte ed i risvolti melodrammatici. L’aspro paesaggio della brughiera fa da sfondo ai due romanzi e caratterizza anche la vita delle autrici, che lo considerano sostanza di vita e non semplicemente scenario: il buio, il vento, il gelo, non sono solo elementi meteorologici, ma forze naturali che insidiano la vita. In Cime tempestose troviamo uno spirito fosco e rassegnato che scandisce il succedersi degli avvenimenti. A caratterizzare le due opere è anche la presenza di un forte sentimento d’amore, fatto singolare se si pensa che delle sorelle Bronte solo Charlotte conobbe questo sentimento che si brutale passione nel legame tra Heathcliff e Cathrine in Cime tempestose ed amore profondo e razionale in Jane Eyre e Rochester. La grande intensità emotiva di Jane Eyre, la storia dell’orfana che con determinazione e rigidi principi morali riesce a farsi strada da sola nella vita, infuse nuova vita al romanzo vittoriano mentre cime tempestose vicenda d’amore, odio e vendetta sullo sfondo delle solitarie brughiere dello Yorkshire, è, con la sua ingenua profondità e la ricchezza di elementi gotici come tempeste e maledizioni incubi e profezie, eco delle violente passioni che agitano i protagonisti, ed offrì alla letteratura dell’Ottocento una delle opere più intensamente romantiche della produzione inglese.
In entrambi i romanzi è presente un’acuta indagine psicologica dei personaggi, atteggiamento intellettuale già presente nei primi racconti giovanili. Affinata soprattutto nel romanzo di Charlotte, l’analisi introspettiva di Jane trova ampio respiro e si arricchisce di vicende e frustrazioni proprie dell’autrice e nel periodo trascorso da Jane a Lowood prima come studentessa e poi come insegnante, è evidente la trasposizione dell’esperienza propria di Chartlotte.
Emily visse invece sempre chiusa in se stessa, in un silenzio rotto solo dalla letteratura da cui nacque il suo unico romanzo che, mal giudicato dalla critica, fu offuscato dal successo di Jane Eyre. L’insuccesso non ebbe tuttavia influenza negativa su Emily, che si adirò soltanto quando venne a sapere che Charlotte aveva rivelato la sua identità all’editore. Mentre nel 1848 la curiosità del pubblico sulla vera identità dei Bell era in continuo aumento, uscì il secondo romanzo di Anne, L’inquilina di Wildfell Hall, nel quale l’intensa religiosità di Anne riesce a stemperarsi in una visione oggettiva e critica della vita. Ma nel 1848 è anche l’anno più triste per i Bronte: a settembre Patrick muore gettando Emily nello sconforto, tanto da spingerla a  smettere di curarsi dalla tisi che da tempo l’aveva colpita e che in breve l’avrebbe condotta alla morte, il 19 dicembre dello stesso anno. Poco dopo i sintomi della fatale malattia colpirono anche Anne: Charlotte e l’amica Ellen Nussey riusciranno appena in tempo ad accompagnarla a Scarborough, per vederla morire e seppellirla vicino al mare. A Charlotte, l’unica sopravvissuta, non rimaneva che l’anziano padre e la cura della memoria dei fratelli; talvolta qualcuno giungeva a visitare i luoghi in cui era ambientato Jane Eyre, ed ella illustrava ai visitatori anche i romanzi delle sorelle: era diventata una piccola celebrità. Raccontava dell’indole poco socievole di Emily e della sua indefettibile inclinazione alla solitudine: “La sua fantasia, che era più tenebrosa che solare, trovò in quei caratteri il materiale da cui trasse creature come Heathcliff, come Catherine…”una solitudine che la rese incapace di affrontare il mondo, intrappolata dal viscerale sentimento che la legava alla casa, al silenzio della brughiera, alla scrittura. Nel frattempo, Charlotte continuava a scrivere. Del 1849 è la pubblicazione del suo secondo romanzo: Shirley, fortemente permeato del dolore appena vissuto dall’autrice e che non riscosse il favore del pubblico. Tuttavia non si diede per vinta e gli anni che seguirono furono per lei un misto di solitudine, di viaggi a Londra e di febbrile attività: riprese il soggetto del suo primo romanzo: The professor, riversando poi nella protagonista di Villette, uscito nel 1853, tutta la sua solitudine e riuscendo ancora una volta a stupire l’esigente gusto vittoriano che le decretò un significativo successo.
Charlotte rifiutò le proposte di matrimonio che ricevette, non decidendosi a lasciare quel luogo pieno di ricordi, finchè nel 1854 si convinse a sposare il reverendo Nicholls, curato di suo padre e residente in canonica. Sembrava aprirsi per lei un periodo di felicità, ma un destino crudele quanto una maledizione l’attendeva al ritorno dal viaggio di nozze in Irlanda: una precoce gravidanza scatenò infatti il riaccendersi di quella malattia, la tisi, che falcidiò tutti i ragazzi Bronte. Senza riuscire a portare a termina la gravidanza, Charlotte morì il 31 marzo 1855.

Rivista bimestrale Ottocento n. 4 ottobre-dicembre 2002

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2 thoughts on “Le sorelle Bronte

  1. Trovo importante che in questo blog tu scriva e dia voce anche a donne che hanno fatto la storia e che hanno saputo eccellere per dimostrare con ancora più forza di come i diritti sacrosanti di parità che rivendicate siano non solo giusti a prescindere in quanto si è tutti uguali ma anche perché avete ampiamente dimostrato di come sapete essere uniche e realizzare grandi cose

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