Jane Avril*

Affascinante ed enigmatica, fine o sofisticata, anche nella scelta del nome, Jane Avril fu una delle più note protagoniste delle notti parigine al tempo degli Impressionisti, amica e modella preferita del genio Henri de Toulouse-Lautrec.

Era nata nel 1868 dal marchese italiano Luigi de Font e da una mondana parigina, una donna crudele e violenta; costretta alle peggiori umiliazioni, fuggì da casa a 16 anni e la madre la confinò in un ricovero per “lunatici”, dove divenne l’ospite prediletta delle suore, che si presero cura di lei. Fu nel corso di una piccola festa in un suo onore che la ragazza dimostrò la passione per la musica e la danza, manifestazioni che convinsero i responsabili dell’istituto che Jane non era mentalmente così labile come la madre aveva fatto credere.
Uscita, non tornò più a casa e preferì cercare fortuna nei locali da ballo di Parigi e nel 1889 fu assunta al Moulin Rouge. Qui Jane mostrò una personalità diversa da quella di qualunque altra ballerina. Aveva una grazia più profonda e mediata, un fascino più sottile e intenso, e giorno per giorno imparò ad acquisire qualità assolutamente inconsuete in quegli ambienti.
Era diversa anche fisicamente e nel modo di truccarsi e curare il suo corpo: sottile, pallida e poco appariscente, si truccava solo gli occhi, era elegante e aveva una cura quasi ossessiva del suo fisico. Ballava in modo del tutto personale e fu così  che ad un certo punto le concessero di esibirsi da solista in un numero di danza che le valse il soprannome di “La Melinite” con riferimento a un tipo di esplosivo usato dagli anarchici.
Naturalmente stimolò più di ogni altra i frequentatori del locale, e il numero degli ammiratori e degli amanti aumentò. Ma la Parigi di quegli anni le avrebbe procurato una schiera di amici giornalisti, scrittori ed artisti fra cui Oscar Wilde, Mallarmè, Verlaine ed Henri de Toulouse-Lautrec.
Quest’ultimo ne ebbe dapprima un’infatuazione, che si trasformò poi in una amicizia profonda. Henri né scoprì l’interiorità e ne ammirò la compostezza e lei potè corrisponderlo dandogli ciò cje nessuno avrebbe potuto: lo capiva a fondo e conversava con lui a lungo, poteva dargli il piacere di uscire per Parigi e l’orgoglio di cenare in ristoranti al suo fianco. Lautrec pareva e si sentiva meno deforme e la sua presenza, grazie al fascino di lei, veniva meglio accettata. Jane leggeva accanitamente, si teneva al corrente degli eventi e si trovava perfettamente a suo agio; insieme condividevano l’amore per tutto ciò che era inglese.
Doveva diventare il soggetto di dipinti fra i più belli e più intensi di Lautrec e di alcune affiches che le dettero la definitiva celebrità. Le due più note furono il famoso Le divan japonaise e Le Jardin de Paris con riferimento a locali nei quali lei si era esibita.
In Le divan japonaise, che ancor oggi viene riproposto e riprodotto nelle occasioni e nei luoghi più vari, Lautrec fornisce l’omaggio supremo all’eleganza di Jane Avril, che è raffigurata nelle vesti di una spettatrice ed è una silhouette nera, con un grande cappello nero appoggiato su capelli di fiamma. La carnagione è pallidissima. Di fianco a lei vi è il direttore della Revue Independante che la guarda di sottecchi.
Dell’orchestra sullo sfondo emergono le sagome degli strumenti. Il tutto in un contrato e allo stesso tempo in un’armonia perfetti.
Più tardi Jane divenne popolare anche all’estero, quando partecipò a una tournée che la vide protagonista della commedia The belle of New York e recitare in una parte drammatica di una versione di Peer Gynt.
Ebbe quindi un figlio, che mise fine alla sua attività di danzatrice e sposò il pittore Maurice Biais. Alla morte di quest’ultimo rimase in estrema povertà e si spense in un ospizio nel 1943. Poco prima nel 1941 aveva avuto la forza di partecipare a un “gran finale” organizzato a Parigi da suoi ammiratori, nel quale aveva accennato ai passi di danza che l’avevano resa celebre in una stagione irripetibile.

Rivista bimestrale n.2 Ottocento

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2 thoughts on “Jane Avril*

  1. Questa storia è bellissima , me la sono proprio “gustata” però che sia morta povera in un
    ospizio mi lascia l’amaro in bocca . La prossima un po più divertente con un bel finale .
    tipo “e visse felice e contenta .

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