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«Capitava a molti poliziotti, in passato: si chiudevano alle spalle la porta della casa in cui erano intervenuti, uscivano, e rimanevano con un peso. Il peso dello sguardo rassegnato di una donna: dai suoi occhi, si capiva che era una vittima; con le parole però, per paura, non riusciva a dirlo. E spesso non potevamo far nulla». Quando è arrivata alla guida delle Volanti di Milano, nel 2014, Maria Josè Falcicchia ha iniziato a esaminare le statistiche del lavoro dei poliziotti e, pur se l’attenzione alle violenze contro le donne era già alta, la proporzione dei reati all’interno delle case era abnorme, una sorta di «guerra domestica», con una frequenza di episodi «assolutamente eccezionale».
Per avere un’idea: gli interventi per liti in famiglia, ogni anno, a Milano sono più di 3 mila. Si concentrò subito, la dirigente, sui nuovi strumenti di contrasto che la legge dava dal 2013. E si chiese come sfruttarli al meglio.

Il protocollo E.V.A. nacque così: al di là del riferimento biblico, è un acronimo che si scioglie in «Esame delle violenze agite». È un’eccellenza milanese. E, probabilmente, il più avanzato progetto in Italia per il contrasto delle violenze domestiche. Si tratta di reati complessi, diversi da tutti gli altri: perché vittima e aggressore si conoscono, spesso convivono, sono legati da vincoli sentimentali e psicologici; in più, a differenza di furti e rapine, la vittima tende a nascondere i reati, li minimizza o li banalizza, per paura di ritorsioni, o di mandare in carcere l’uomo che magari è padre dei suoi figli; è vittima due volte, spesso: delle violenze e di una sorta di omertà indotta. «Ecco — spiega Falcicchia — rispetto al nostro lavoro è stato necessario un fondamentale cambio di mentalità e approccio, spesso per proteggere le vittime di questi reati dobbiamo superare la loro volontà».
Dal 2013 le forze dell’ordine hanno in mano due nuovi strumenti: uno è l’allontanamento d’urgenza, immediato, dalla casa familiare; l’altro è l’arresto obbligatorio, in flagranza, per i reati di maltrattamento e atti persecutori. Per l’arresto, però, è necessario che ci sia almeno un precedente. In questo quadro si è mosso l’Ufficio prevenzione generale della polizia. E.V.A. è il risultato di questo lavoro. A partire da due novità fondamentali. Primo: non tutti gli interventi per lite in famiglia sono uguali, spesso si tratta di reati «minori»; ingiurie, minacce, lesioni, percosse, molestie. Reati per cui si procede solo «a querela di parte», cioè con la denuncia della vittima.
Se non c’è denuncia,  La dirigente della Polizia Maria José Falcicchia come spesso capita con le donne aggredite dai compagni, quegli interventi di polizia non hanno alcuno sviluppo giudiziario. E, soprattutto, non lasciano traccia.
Qui sta la rivoluzione: oggi, quando i poliziotti chiamati d’urgenza si trovano di fronte a quei reati, compilano il modulo del protocollo E.V.A., e così facendo lasciano la traccia, che costituirà un precedente in caso di una successiva aggressione, e premetterà l’arresto (anche se la donna non denuncia chi, ad esempio, l’ha insultata e schiaffeggiata).
Significa che oggi tutte le violenze di «bassa intensità» non si disperdono. Le Volanti di Milano hanno creato un’estensione delle banche dati che prima non esisteva. Il secondo punto chiave, racconta Maria Josè Falcicchia, «è stata una formazione approfondita e continua dei nostri poliziotti». L’hanno fatto con la quarta sezione della Squadra mobile (che si occupa di maltrattamenti e violenze sessuali) e con l’aiuto della docente universitaria Anna Costanza Baldry. Obiettivo: interpretare i segni (dalle condizioni psicologiche, alla presenza di mobili rotti in casa) e seguire procedure perfettamente codificate. Così, dei 912 interventi per liti in famiglia fatti dalla polizia nei primi 3 mesi del 2016, 227 sono entrati nel protocollo E.V.A., con 21 arresti e 27 denunciati.
Conclude Josè Falcicchia: «Oggi sappiamo che ad ogni intervento, quando i poliziotti chiudono la porta di una casa, hanno comunque dato risposta a una necessità di aiuto».
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2 thoughts on “Database

    • Ciao Tomaso purtroppo è così e chissà quando finiranno e se finiranno. Sono pessimista.
      PS chiamami Anna senza Di Maria è più confidenziale 😉

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