Complimenti

“La maternità è il più grande rischio che una donna lavoratrice si trovi ad affrontare”:esordisce così l’avvocata Franca Turco di Mondovì, ex Consigliera di Parità a Cuneo e in Regione e da tempo impegnata in battaglie legali contro le discriminazioni sul lavoro.

Ci racconta di una battaglia, vinta. Ma non va sempre così. A lei si è rivolta una lavoratrice di Cuneo, per tramite della Filcams Cgil.

La vicenda inizia nel 2014, quando la lavoratrice, assunta a tempo indeterminato in un albergo di un paese vicino a Cuneo, ottiene la sospensione anticipata dal lavoro per gravidanza a rischio nel mese di marzo 2014. Viene sostituita da un ragazzo, assunto inizialmente solo per il periodo di maternità della donna, poco dopo a tempo indeterminato.

Purtroppo la donna ha un aborto spontaneo e quindi, dopo un mese dal triste evento, rientra al lavoro. Il suo titolare la mette però di fronte ad un bivio: o il passaggio da un contratto full-time ad un contratto part-time o il licenziamento.

Il timore, nemmeno troppo velato, è che la donna rimanga nuovamente incinta. La lavoratrice si rifiuta di sottoscrivere il nuovo contratto e l’albergatore la licenzia in tronco nel mese di maggio 2014, adducendo come motivazione una riduzione di lavoro.

Poco plausibile, visto che avevano assunto un altro lavoratore nei mesi precedenti.

La donna si rivolge alla Filcams Cgil di Cuneo che, tramite l’avvocata Franca Turco, fa ricorso davanti al Tribunale di Cuneo. Il giudice lo accoglie, annullando il licenziamento in quanto palesemente discriminatorio in ragione del sesso e della temuta maternità.

La sentenza è di qualche giorno fa.  La lavoratrice è stata quindi reintegrata nelle sue mansioni, ottenendo anche il pagamento di tutte le mensilità arretrate. La soddisfazione per la Filcams Cgil è tanta, così come per l’avvocato Franca Turco, che parla di un gran numero di atteggiamenti discriminatori nei confronti delle donne.

“Sono pochi, però, quelli che finiscono in tribunale, perché le donne stesse non sanno di esserne vittime. Quando una mamma viene trasferita in un’altra sede, con evidenti problemi di organizzazione casa-lavoro, quando non le viene concesso un minimo di flessibilità negli orari, quando subisce demansionamenti o viene mobbizzata e maltrattata…ebbene, tutto questo è discriminazione di genere. Esistono anche altre forme di discriminazione, per disabilità, per etnia, per età. Nonostante la modifica dell’articolo 18, queste tutele a favore dei lavoratori non sono state toccate, ma sono in pochi a saperlo” spiega la Turco.

Che specifica che questo tipo di comportamenti avviene normalmente nelle aziende piccole o nelle catene di negozi. “Capisco anche chi sta dall’altra parte, ci mancherebbe – chiarisce -. Va trovata una soluzione anche per le aziende, ma non possono rimetterci i lavoratori e tantomeno le mamme. E’ stata una lunga battaglia, l’abbiamo vinta, ma il problema in Italia è molto più ampio e di difficile soluzione”.

http://www.targatocn.it/2015/08/10/leggi-notizia/argomenti/cronaca-1/articolo/licenziata-dopo-il-rientro-dalla-maternita-fa-ricorso-e-vince-reintegrata-dipendente-di-un-alberg.html

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