Una storia di successo

Itir è una donna dalla bellezza semplice e magnetica. Le sorridono gli occhi quando mi racconta che ha vissuto per un periodo in Italia e ancora si ricorda abbastanza bene la lingua, anche se per l’intervista scegliamo l’inglese. Sposata, madre di due bambine, è un’esperta di marketing e durante l’International Neighbourhood Symposium a Heybeliada ha portato la sua esperienza di donna imprenditrice e parte di una rete, la KAGIDER, formata da donne che gestiscono società che hanno creato e di cui sono a capo. “Io non sono un’imprenditrice da sempre. Ho iniziato la mia carriera nel 1993 lavorando in grandi aziende come Alcatel e Unilever, nei settori marketing e vendite. Nel 2005 ho deciso di mettermi in proprio, e pensavo di aprire una società di consulenza, se non fosse che mio marito mi ha proposto di lavorare insieme nella sua azienda, la Gemini Travel, nel settore turistico. Per dieci anni ho lavorato per portare turisti da tutto il mondo in Turchia. Ho viaggiato molto e ho partecipato a numerosi eventi, fiere ed expo, facendo da ambasciatrice per il mio paese. Contemporaneamente ho gestito un ristorante giapponese (attività che ha terminato quest’anno, ndr) e poi quattro anni fa mi sono lanciata in una nuova avventura imprenditoriale, un’azienda di cibo naturale”. Un vulcano di progetti e di esperienze Itir, che sembra incarnare quel famoso dono tutto femminile, “il multitasking”, ma in senso positivo, come capacità di reinventarsi, di scoprire nuovi territori, di aprirsi al nuovo.

Con questo spirito ha iniziato anche il Dottorato alla Kadir University, promotrice del seminario che ci sta facendo conoscere. Le chiedo dunque come funziona questa rete di donne imprenditrici e quali sono gli strumenti per aiutare le donne che vogliono costruire un’attività in proprio. “Kagider è la rete più importante di donne imprenditrici in Turchia. E’ interamente composta da donne che sono riuscite a vivere con il loro lavoro dando vita ad aziende di successo. Per questo, organizziamo seminari e conferenze, cercando di fornire strumenti pratici, consulenza sugli aspetti burocratici, legali, sulle procedure da rispettare a chi vuole fondare la propria compagnia e guadagnare senza avere qualcuno che ti dica cosa fare. Uno dei nostri focus è aiutare le donne nelle tante zone rurali della Turchia che con piccolissime somme sono già in grado di creare la loro impresa ma lamentano una mancanza di supporto su alcuni aspetti pratici”.

Ma come giudica la situazione generale delle donne turche? Glielo chiedo perchè la Turchia, a dispetto della sua fama di paese moderno e laico, negli ultimi tempi è stata al centro dell’attenzione mediatica per via di un caso di femminicidio molto grave, quello della studentessa Özgecan Aslan, e per alcune affermazioni sessiste del premier Erdogan o degli uomini del suo partito (“Le donne non dovrebbero ridere in pubblico”, oppure le donne non sono uguali agli uomini). Al tempo stesso, si è vista, a seguito dell’uccisione della studentessa, una mobilitazione di uomini scesi in gonna per le strade di Istanbul a manifestare, oltre alle tante e visibili proteste e prese di posizione delle femministe turche. Cosa pensa Itir di tutto questo? “Ogni giorno cresce la consapevolezza e le storie di violenza contro le donne sono sempre più visibili, non solo perchè in numero maggiore rispetto a prima, ma perchè le persone sono più attente e più intransigenti rispetto a questi accadimenti. La Turchia resta comunque un paese molto variegato. Ci sono diverse visioni sulle donne e il loro ruolo sociale, perché qui convivono persone molto diverse per religione e background culturale. Rimane in ogni caso un paese con una cultura secolare molto forte, e lo si è visto alle ultime elezioni. Il 60% della popolazione non ha dato fiducia all’attuale Presidente, e anche il restante 40% non è composto soltanto da persone conservatrici. Sarà un 20% della popolazione che ancora segue idee tradizionaliste, ma quelle persone in Turchia ci sono sempre state e sempre ci saranno”.Dal punto di vista dei ruoli di genere, Itir mi dice che la Turchia è un paese quasi matriarcale, dove le donne sono sempre state molto influenti all’interno delle famiglie, e che in parte questo continua ad essere vero. D’altro canto, solo il 26% delle donne turche lavora, anche se in queste statistiche non sono incluse le tante donne che lavorano la terra e che fanno parte di quella che chiamiamo “economia informale”. “Il governo vuole che la Turchia entri trale prime dieci economie del mondo entro il 2023 – commenta Itir – ma questo risultato non è raggiungibile se non aumenta considerevolmente il numero di donne che lavorano. Perchè le donne lavorino di più è importante che godano di alcuni sostegni: l’accesso al credito per le donne che vivono nelle zone rurali e i servizi di cura dei figli per quanto riguarda le donne dei grandi centri”. Itir, madre di due bimbe, parla con cognizione di causa e con autentico trasporto del grande valore che il lavoro ha avuto e ha nella sua vita come chiave di realizzazione e di equilibrio familiare. “Mentre è ancora difficile per un uomo rinunciare al lavoro per via del ruolo sociale che ricopre, talvolta le donne scelgono di stare a casa, come se ci fosse una sorta di tetto di cristallo che le donne hanno interiorizzato. Ma una donna che vuole lavorare secondo me ce la fa. Sarà più dura ma ci riuscirà. Ed è importante che ci riesca, perchè il lavoro crea indipendenza economica, vero scudo contro soprusi e violenze”.

http://www.noidonne.org/blog.php?ID=06515

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