Because I am a girl

Solo pochi giorni fa si è celebrato il Malala Day, in occasione del diciassettesimo compleanno di Malala  Yousafzai, giovanissima attivista pakistana in prima linea per il diritto all’educazione delle bambine e delle ragazze di tutto il mondo. Presa di mira e colpita gravemente alla testa dai talebani nel 2011 perché colpevole di voler studiare, dopo la guarigione non si è mai fermata viaggiando in lungo e in largo per portare la sua testimonianza e il suo impegno dalla parte delle bambine. “I talebani hanno paura che le donne studino perché, una volta istruite, non possono più controllarle” ha sempre ripetuto Malala a chiunque le chiedesse la ragione di un attacco così feroce nei confronti di una bambina. Poichè da sempre il potere patriarcale e maschilista, in forme diverse a varie latitudini, ha imposto e impone il controllo sui corpi delle donne, Malala, che ha scelto di essere libera e incontrollabile, è diventata un simbolo forte per la liberazione delle bambine di ogni parte del mondo. Consapevole del suo ruolo, la giovane pakistana ha deciso di incontrare  il presidente nigeriano Goodluck Jonathan, che per la prima volta nella stessa occasione ha accettato di incontrare le studentesse che sono riuscite a scappare e le famiglie di alcune ragazze ancora prigioniere. Il Presidente inoltre le ha assicurato di salvare le 219 ragazze ancora in mano ai rapitori di Boko Haram.

In linea con queste battaglie, si terrà domani a Londra il Girls Summit, un’occasione per discutere tra ong e rappresentanti del Governo del futuro delle bambine e delle ragazze, al fine di garantire educazione alle tante che ancora non riescono ad accedere agli studi e a liberarle dalle piaghe delle mutilazioni genitali femminili e dei matrimoni precoci. Sarà presente anche Plan, ong internazionale presente in molti paesi, nata nel 1937 per volontà del giornalista britannico John Langdon-Davies e del volontario Eric Muggeridge, che avevano visto con i propri occhi la difficile situazione dei bambini durante la guerra civile nella penisola iberica e decisero di fornire cibo, riparo e abiti ai bambini diventati orfani durante la guerra. Alla fine del ’44 anche in Italia migliaia di bambini erano rimasti orfani e avevano bisogno di assistenza e così, nel Maggio 1947, Elma Baccanelli, americana di origini italiane, apre a Roma una sede di Foster Parents/Plan, avviando un programma di adozioni a distanza per ben 11.500 bambini italiani, assegnandoli a benefattori americani. Dopo vent’anni di attività la situazione italiana era molto cambiata e nel 1969 Plan decide di chiudere la sua sede romana, per poi riaprirla nel 2012.

Plan si è fatta promotrice della campagna Beacuse I am a girl, nata proprio nell’ottica di scolarizzare 4 milioni di bambine che altrimenti non avrebbero accesso a nessun tipo di istruzione o, nel migliore dei casi, si fermerebbero all’educazione primaria. “Abbiamo deciso di scegliere le bambine come centro della nostra attenzione e cura perché sono le più trascurate, anche dalle onlus. In molte parti del mondo si persevera un’ingiustizia grave ai danni delle bambine, private spesso di diritti fondamentali. E in questo modo si perde anche l’apporto femminile all’economia di molti paesi, che potrebbero risollevarsi a partire proprio da una migliore scolarizzazione delle bimbe e del loro ingresso nel mondo del lavoro”, ci ha spiegato Isabella Bossi Fedrigotti, nota giornalista e scrittrice e Presidente di Plan Italia, raggiunta al telefono.

“Oltre 60 milioni di bambine non accedono alla scolarizzazione primaria, e il progetto vuole garantire a quattro milioni di loro di poter frequentare la scuola. Quando cresce il numero di bambine scolarizzate, cala la fertilità, calano le morti legate al parto, calano i matrimoni precoci. Cambia il destino delle donne”, aggiunge la Presidente. Tanti i paesi coinvolti dalla Campagna, in varie zone del mondo, tra i quali Zambia, Guatemala e Bangladesh. Proprio nel paese asiatico sono ancora tantissime le bambine che vengono date in sposa precocemente nonostante la legge lo vieti (Il 64% delle donne tra i 20-24 anni sono state sposate prima dei 18 anni), e nonostante sia difficile avvicinare le spose bambine, anche in quei casi Plan cerca, ove possibile, di migliorare la qualità della loro vita. In un video sulla campagna realizzato da Plan in Bangladesh una bambina di dodici anni con in braccio sua figlia, ha affermato che non avrebbe mai voluto per sua figlia lo stesso destino che era toccato a lei e che desiderava mandarla a scuola. E’ dunque importante che il messaggio passi anche per le generazioni future.

L’ong, che lavora con operatori ed educatori locali, forma il personale che tiene i corsi alle bambine coinvolte in attività educative e ludiche. Importante è coinvolgere i familiari di queste bimbe, non solo le mamme, ma anche i papà e i fratelli maschi. “Talvolta le bambine non vengono mandate a scuola non per ragioni legate a ottusità e ignoranza, ma perchè i genitori hanno paura che possano essere aggredite o violentate per strada o dagli stessi maestri. E’ fondamentale che loro appoggino il percorso educativo, anche perchè notiamo che le ragazze istruite sanno difendersi meglio da possibili molestie e i ragazzini maschi, che accedono all’educazione, sono meno portati ad aggredire le loro compagne. Sappiamo che l’educazione non cancella il sostrato culturale originale, ma può giocare un ruolo molto importante.”

Già nel 1973 Elena Giannini Belotti, nel suo indimenticabile “Dalla parte delle bambine”, insisteva su un cambiamento dell’educazione dei bambini, troppo orientata a creare un senso di inferiorità delle bimbeOgni condizionamento sessuale vive a patto che nell’altro sesso ne venga provocato uno opposto. La superiorità e la forza di un sesso si reggono esclusivamente sulla inferiorità e debolezza dell’altro. Se il maschio si sentirà tale solo se può dominare, inevitabilmente bisognerà pur produrre qualcuno che accetti di essere dominato. Ma se si smette di insegnare al maschio a dominare e alla femmina di accettare e amare di essere dominata, possono fiorire inaspettate e insospettate espressioni individuali molto più ricche, articolate, immaginose dei ristretti e mortificanti stereotipi.” Parole da tenere a mente oggi e a ogni latitudine.
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