La convenzione di Istanbul

Il 7 aprile ricorre l’anniversario dell’approvazione da parte del Comitato dei ministri del consiglio d’Europa della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, nota anche come Convenzione di Istanbul. Approvata nel 2011, l’Italia l’ha ratificata il 19 giugno 2013 con voto unanime di entrambe le Camere. A gennaio 2018, i Paesi firmatari sono 46, più tutti gli Stati dell’Unione europea. La convenzione è entrata in vigore ed è diventata vincolante il primo agosto 2014.

Un provvedimento importante e significativo ma che ancora purtroppo, non ha portato grandi cambiamenti nella società italiana, come si evince anche dall’ultimo rapporto di Amnesty Italia come abbiamo scritto su Left. Continua a leggere

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Donne e resistenza

Ripropongo un articolo pubblicato da me nel 2015 ma che trovo attuale perchè è sempre storia della Resistenza Italiana.

In questo 70esimo della Liberazione dal nazifascismo ci sono state tra le tante anche le testimonianze finalmente di donne, i mass media nazionali e locali hanno pubblicato e mandando in onda una realtà da cui comincia ad emergere questo protagonismo femminile. In genere prevalgono ancora le testimonianze personali invece del grande sforzo collettivo e organizzato che le donne della resistenza hanno prodotto al di là di ogni appartenenza politica sociale e religiosa. Anche la Rai per la prima volta ha fatto uno sforzo più evidente soprattutto con Rai storia. Molti nuovi testi sono stati pubblicati comprese graphic novel per ragazzi e ragazze. Tante le mostre storiche, i convegni, le rassegne cinematografiche, le biciclettate nei luoghi segnati dalla presenza delle donne nella resistenza, a cominciare da Roma l’’8 marzo e in tante città italiane il 25 aprile.

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Ada Prospero Gobetti Marchesini

Ada Prospero è sicuramente più nota con il nome del celebre primo marito, Piero Gobetti. Ma la sua personalità forte e ricca risulterebbe certo sminuita se la considerassimo solo come “moglie di”: come vedremo brevemente, fu una donna di grande valore, in molti campi.
Nacque a Torino il 23 luglio 1902 da Giacomo Prospero, cittadino svizzero, da anni in città, e da Olimpia Biacchi, di una famiglia di Bihac, in Bosnia, trapiantata a Torino a fine Ottocento. Il padre gestiva un negozio di primizie in via XX Settembre 60 ed era fornitore della casa reale. Frequentò il liceo classico Cavour nella vecchia sede di via Piave, poi si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia.
Nel 1918 fu contattata da Piero Gobetti, che viveva nello stesso palazzo dove i genitori gestivano una drogheria, perché questi aveva intenzione di fondare la sua prima rivista, “Energie Nove”, e cercava collaboratori e lettori interessati. Con quella prima lettera del 14 settembre iniziò un legame strettissimo, di sentimenti ma soprattutto di sentire comune. Insieme iniziarono a studiare il russo e tradussero Andrejev e Kuprin; discutevano di filosofia, di critica letteraria, dell’amato leopardi. Lei, amante della musica, si avvicinò sempre di più alla filosofia e alla politica; cercava spazi di autonomia con quel ragazzo dalla fortissima personalità, ne era assorbita, si riconosceva come complementare a lui. Si sposarono l’11 gennaio 1023; collaborò col marito alla rivista da lui fondata, “Rivoluzione Liberale”, dove si esprimevano le menti migliori dell’intellettualità Continua a leggere

Christine Lavant, la ricerca della porzione di luce per una donna

Si consegna così al lettore, Christine Lavant, con la sua poesia che è una testimonianza viva e vibrante dei pensieri di una donna umile, sufficientemente sfortunata, nella quale neppure il trascendente è un aiuto, un sostegno.

Sorgente: Christine Lavant, la ricerca della porzione di luce per una donna

Marielle Franco

Era donna, di sinistra, femminista, nera, sociologa, consigliera comunale a Rio de Janeiro e attivista per i diritti umani e delle persone lgbt. Marielle Franco aveva 38 anni e la notte tra il 14 e il 15 marzo è stata uccisa mentre rientrava nella sua casa nel Complexo do Maré, un agglomerato di favelas a Rio de Janeiro dove vivono almeno 130mila persone.

Dopo una riunione di lavoro per discutere della violenza contro le donne nere, Franco, un’assistente e Anderson Pedro Gomes, che occasionalmente lavorava per lei come autista, stavano rientrando in macchina verso la favela. Non lontano dal centro, un’auto si è affiancata alla loro e ha sparato almeno tredici colpi: quattro hanno colpito l’attivista alla testa, tre hanno raggiunto Gomes. Solo l’assistente è uscita illesa dall’attacco. Continua a leggere

Simone Veil

Simone Veil proveniva da una famiglia ebrea che viveva a Nizza. Andrè Jacob, il padre, di professione architetto, era un veterano della prima guerra mondiale. La madre, di orientamento ateo, lasciò gli studi di chimica per dedicarsi completamente alla famiglia. Simone Veil aveva tre fratelli. La famiglia Jacob si considerava repubblicano-borghese: non si poteva essere più francesi.
Nel 1944 l’intera famiglia fu arrestata dalla Gestapo. Il padre e il fratello furono deportati in Lituania e non fecero ritorno. La sorella Denise, che faceva parte della Resistenza, fu deportata nel campo di concentramento di Ravensbruck, ma riuscì a sopravvivere. Continua a leggere

LE VOSTRE DONNE?

L’ho ribloggato perchè è un post interessante e veritiero. Grazie per averlo condiviso. Abbraccio

I tesori di Amleta

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Voi siete convinti che le vostre donne, bambine, mogli e nadri e fidanzate sono al sicuro?

Pensate che questo sia un paese in cui le donne vengono valorizzate e considerate alla pari degli uomini?

Siete sicuri che a nessuna delle vostre figlie succederà mai qualcosa di quelle cose viste nei TG?

Siete sicuri di ascoltare davvero le vostre donne e il loro disagio in questa società dove sono costrette a farsi belle per voi?

Le vostre figlie che modelli di riferimento hanno? Violetta? Peppa Pig? Chica Vampiro? Maria De Filippi & Company?

https://www.google.it/amp/www.lastampa.it/2018/02/21/italia/cronache/simona-vinci-sui-diritti-delle-donne-viviamo-uninvoluzione-pericolosa-3pKWzOgqddctCNBbkkYvTL/amphtml/pagina.amp.html

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Donne, africane, femministe

Molti anni fa, poco prima che diventassi adolescente, mia madre e mia zia salvarono una parente di 11 anni che era stata costretta a sposarsi. Non ricordo tutti i dettagli di quanto accaduto, ma nella mia famiglia se ne è parlato molto.

La madre di quella ragazza era cugina di mia madre. I miei parenti parlarono a lungo di quello che avevano in mente i parenti paterni della giovane. Viveva con loro da quando i suoi genitori erano morti e lei era ancora una bambina.

Mia madre e mia zia decisero di intervenire. Viaggiarono da Nairobi a Lamu e di fatto la rapirono durante la notte. La portarono poi a casa di sua sorella maggiore, con cui ha vissuto fino all’età adulta. Continua a leggere

Greta Garbo

Buongiorno Miss, Garbo! Recitava con deferenza Carl Peterson, il portiere in divisa dello stabile sulla 52esima, quando la vecchia signora, con il bavero del loden rialzato, usciva di casa ai primi fuochi dell’alba, seguita dal cane e dalla domestica, in direzione dell’East River.
New York, la grande mela era ancora appesa ai rami di Morfeo.
Gli unici vocalizzi provenivano dalle sponde dell’Hudson; di là, il fiato del vento, mischiato all’olio e al salmastro, allungava sulle strade di Manhattan, le grida stridule dei gabbiani, che scivolavano leggeri sulle crespe dell’acqua.
A quel richiamo, puntuale come sempre, obbediva miss Garbo, ovvero: Harriet Brown, l’anziana donna, che sotto falso nome, con la sciarpa alla bocca e il volto nascosto dalle lenti scure degli occhiali, cercava di ripararsi dalla brezza del mattino, e dal flash dei soliti fotografi appostati sui marciapiedi dell’Upper East Side. Continua a leggere